Ed ora tante domande…

Se avete deciso di sposarvi in chiesa, la prima cosa è… andare in chiesa!

Avete deciso in quale chiesa sposarvi? Ci si può sposare in qualsiasi chiesa parrocchiale o in tutti i santuari in cui sia data questa possibilità. Se vi siete già fatti un’idea del periodo o della data in cui sposarvi andate a parlare col parroco e verificate la disponibilità della chiesa. Muovendovi per tempo sarà facile andare incontro alle vostre esigenze.

Ricordate che in Puglia non è possibile celebrare il Matrimonio di domenica. E’ anche da evitarne la celebrazione in Quaresima, poiché nel cammino dell’anno liturgico è un tempo penitenziale.

Avete già chiaro quale sacerdote vi sposerà? Accertatevi anche della sua disponibilità per quella data. Ricordiamo che per il matrimonio non è possibile la concelebrazione di più sacerdoti.

Sì, è necessario fare un cammino di preparazione alla celebrazione del Sacramento. E’ sempre un’esperienza importante per i futuri sposi.

Dove farlo? L’ideale sarebbe che lo faceste nella parrocchia che frequentate o nella parrocchia dove andrete ad abitare o con il sacerdote cui abitualmente fate riferimento (se ne avete uno).

Potete anche cercare il cammino o l’esperienza che vi ha segnalato qualche coppia di amici, se per loro è stata significativa. In questo caso sarà bello confrontarsi anche con loro su alcuni temi toccati o alcune esperienze vissute.

Se siete davvero molto impegnati o lavorate fuori sede, potrete anche solo cercare la proposta che si adatta meglio alle vostre necessità: ci sono percorsi settimanali (in vari giorni) o mensili o anche esperienze più concentrate (full immersion!) che spesso sono molto incisive. Potrete concordare con il sacerdote che vi sposerà la soluzione migliore per voi.

In alcune circostanze sarebbe anche possibile farsi seguire personalmente dal sacerdote.

E’ bene muoversi cinque-sei mesi prima delle celebrazione. L’istruttoria matrimoniale solitamente viene fatta dal parroco della parrocchia dove sono residenti (o domiciliati) lo sposo o la sposa.

Dovrete procurarvi e portare a lui i seguenti certificati:

  • Certificati contestuali, da prendere all’ufficio anagrafe del proprio Comune di residenza oppure anche direttamente sulla piattaforma dell’anagrafe digitale. Possono essere in carta semplice e devono riportare le indicazioni di nascita, cittadinanza, residenza e stato libero.
  • Certificato di Battesimo, da prendere nella parrocchia dove ci si è battezzati (sul certificato di Battesimo dovrebbe risultare anche la Cresima, anche se amministrata in un’altra parrocchia; se invece la Cresima qui non dovesse risultare, bisognerà procurarsi il certificato di Cresima direttamente nella parrocchia dove ci si è cresimati). Se vi siete battezzati o cresimati a San Sepolcro potete richiedere il vostro certificato direttamente QUI.

Con questi certificati il parroco avvierà l’istruttoria, fisserà con voi la data del “processetto” da fare con lui e vi consegnerà le seguenti carte:

  • Richiesta di pubblicazioni civili da portare al Comune, dove fisserete la data della promessa.
  • Certificato di pubblicazioni canoniche da portare nell’altra parrocchia, quella in cui risiede (o è domiciliato) l’altro partner.

Successivamente dovrete ritirare dal Comune il certificato di avvenute pubblicazioni civili (11 giorni dopo la promessa) e dall’altra parrocchia il certificato di avvenute pubblicazioni canoniche (esposte per un tempo che comprenda almeno due domeniche). Li porterete quindi al parroco che conduce l’istruttoria, il quale raccoglierà tutti i documenti in busta chiusa e ve li consegnerà perché li portiate alla Curia diocesana.

In Curia verrà controllato tutto il fascicolo e vi verrà consegnato il nulla osta che porterete al parroco della chiesa parrocchiale dove vi sposerete.

Per ogni altra situazione o esigenza (ad es. se il matrimonio civile è stato già celebrato o se uno dei due fidanzati è non credente o è di un’altra religione o se uno dei due fidanzati è straniero ecc.) converrà che parliate subito con il parroco per comprendere come muovervi.

Il cosiddetto “processetto” o “esame dei nubendi” è un colloquio che si svolge a porte chiuse tra il parroco che conduce l’istruttoria e i futuri sposi, uno per volta. Il parroco prima della celebrazione del matrimonio ha bisogno di accertarsi delle reali intenzioni degli sposi e della loro situazione. Alla fine verbalizzerà le dichiarazioni fatte e le allegherà alla documentazione perché sia depositata in maniera assolutamente riservata nella Curia diocesana.

E’ certamente un momento intenso, non una semplice formalità. Ma non deve affatto preoccupare, va vissuto con grande semplicità e sincerità. Non è una “prova d’esame” per verificare la vostra idoneità al matrimonio! E’ piuttosto un dialogo in cui condividere il vostro progetto di vita di coppia e quello che avete nel cuore in vista di un passo così importante.

Il sacerdote potrà chiedervi come mai scegliete di sposarvi in Chiesa e se credete nel sacramento del matrimonio, se accettate quello che il Vangelo insegna sul matrimonio cristiano e vi impegnate a viverlo fino in fondo nella vostra futura famiglia.

Vi domanderà se la vostra richiesta di sposarvi è pienamente libera o se invece siete costretti da qualcuno o pressati dalle circostanze, se vi impegnate alla fedeltà coniugale e se scegliete davvero il matrimonio come legame indissolubile con il vostro partner. Chiederà anche se accettate la missione – se Dio lo vorrà e ogni volta che lo vorrà – di diventare genitori e quale impostazione educativa intendete dare ai vostri figli.

E’ molto opportuno che su questi temi importanti vi confrontiate nella coppia e sappiate se la vostra prospettiva è condivisa o meno dal partner.

Questa potrà essere anche l’occasione per esprimere i timori che eventualmente nutrite sulla riuscita del vostro matrimonio per qualche specifica ragione. Oppure potrete riconoscere che c’è qualche segreto che non avete rivelato al vostro partner e che potrebbe però condizionare gravemente in futuro la vostra vita coniugale. Sarà sicuramente molto utile confrontarsi con il sacerdote anche su tutto questo.

Infine il parroco potrà chiedere delucidazioni su situazioni specifiche che vanno tenute in considerazione nell’istruttoria (ad es. matrimoni precedenti anche solo civili, figli avuti da precedenti relazioni, situazioni di consanguineità, disparità di culto, impedimenti o divieti ecc.).

E’ richiesto il sacramento della Cresima. La Cresima completa il cammino di iniziazione cristiana e segna la “maturità” della propria vita di fede. Il matrimonio cristiano richiede una vita di fede matura ed ha bisogno della luce e della forza dello Spirito Santo che vengono donati nella Cresima. Se non si è cresimati, è quindi necessario informarsi per tempo sugli itinerari di preparazione al sacramento proposti dalle parrocchie.

Se però dovesse risultare troppo problematico fare la Cresima prima del Matrimonio, si potranno celebrare ugualmente le nozze prendendo formalmente poi l’impegno a celebrare la Cresima il prima possibile.

I sacramenti non si pagano. Si chiama Grazia appunto perché è… gratis! Quindi nessuno potrà mai vedersi negare la celebrazione di un sacramento perché non è stata fatta un’offerta o corrisposto un prezzo.

Va ricordato però che tutti i cristiani hanno il dovere di sostenere anche economicamente la propria comunità, secondo le proprie possibilità. A parte i rari casi in cui abbiano risorse proprie, le parrocchie infatti si sostengono con le offerte dei fedeli: utenze, manutenzione, aiuti economici a chi è in difficoltà, materiale formativo e tutto ciò che riguarda la vita pastorale viene pagato grazie al contributo di tutti. E’ bello quindi che in questo giorno di festa gli sposi tengano presenti anche queste necessità, in proporzione all’impegno economico che hanno deciso di affrontare.

Ad esempio si potrebbe pensare di dare un contributo pari al costo di un coperto del proprio pranzo di nozze: anche simbolicamente sarebbe un bel segno! Nella nostra parrocchia l’eventuale offerta può essere anche lasciata anonimamente nella cassetta a muro che c’è in sagrestia.

In ogni caso la Curia diocesana per impedire che ci fossero richieste inappropriate e per andare incontro alle necessità delle parrocchie più povere ha suggerito anche delle cifre indicative che tuttavia non devono essere minimamente intese come tariffe vincolanti:

il Decreto vescovile del 23/3/2008 suggerisce un’offerta di € 10 alla parrocchia dove si è svolta l’istruttoria, € 10 alla Curia che dà il nulla osta, € 100 alla parrocchia dove si celebra il Matrimonio, € 25 al sacerdote che celebra. Nel caso in cui il Matrimonio venga celebrato in una parrocchia che non sia né quella della sposo né quella della sposa, si invita a versare una quota per il trasferimento: € 65 alla parrocchia dove si è fatta l’istruttoria e € 35 alla Curia.

La celebrazione viene preparata dagli sposi, insieme al sacerdote che celebrerà l’Eucaristia ed eventualmente al gruppo liturgico della parrocchia. Ricordiamo che i ministri del sacramento del Matrimonio sono gli sposi stessi ed è quindi importante che approfondiscano e curino in prima persona la liturgia delle nozze accompagnati dal sacerdote: parole, gesti, segni liturgici.

Insieme a lui potranno scegliere le formule del rito e le letture che verranno proclamate durante la Messa. Gli sposi poi forniranno in anticipo i testi prescelti alle persone incaricate di leggerli: è importante che siano persone che abbiano una certa familiarità con la celebrazione e sappiano proclamarli con chiarezza e naturalezza. Alcune indicazioni sulla scelta delle letture potranno essere trovate sul nostro blog (ancora in aggiornamento).

Del canto e dell’addobbo floreale si occupano solitamente gli sposi. Nel preparare insieme al parroco la liturgia del loro Matrimonio è bello che possano esprimere anche la loro sensibilità, il loro gusto, la loro esperienza di Chiesa.

Va ricordato che nella liturgia tutto ha un preciso significato, quindi non tutti i tipi di addobbo sono adeguati e non tutti i brani musicali possono essere eseguiti. La Chiesa ci invita a celebrare in “nobile semplicità” e questo dev’essere lo stile adottato, con sobrietà e buon gusto. Delle scelte ben fatte potranno dare una grande intensità alla celebrazione.

L’addobbo floreale deve onorare il luogo e le persone, ma non deve… distrarre! Non può ostacolare i movimenti della celebrazione né impedire la visibilità o la centralità dell’altare. Non sono consentiti ornamenti con fiori finti, frutti vari o oggetti infiorati. Non si possono ornare i banchi con drappi, fiori e veli.

Il canto nella liturgia è preghiera, quindi va scelto ed eseguito con grande cura. Una attenzione speciale all’animazione musicale aiuterà tutti a pregare e potrà creare un clima di grande comunione tra la gente. E’ sempre opportuno che la celebrazione sia animata da qualcuno che animi abitualmente la S. Messa, conosca il repertorio liturgico e viva con fede il suo servizio.

E’ consentito l’uso di altri strumenti insieme all’organo purché servano di accompagnamento al canto e non siano segno di particolarismo o di maggiore solennità. Solo al termine della celebrazione si consente l’esecuzione di alcuni brani non liturgici entrati nella consuetudine popolare (es. l’Ave Maria…).

I testimoni hanno semplicemente il ruolo di testimoniare l’avvenuto Matrimonio. E’ quindi un ruolo giuridico e non un impegno ecclesiale: può essere scelta qualsiasi persona che sia giuridicamente in grado di testimoniare. Non sono invece rilevanti – come invece per il ruolo di padrino o madrina – la fede religiosa, i sacramenti ricevuti, la situazione matrimoniale più o meno regolare.

I testimoni possono essere al massimo due per lo sposo e due per la sposa, non di più. Prima del Matrimonio per redigere l’atto bisognerà comunicare al parroco della chiesa dove vi sposerete nome e cognome, età, professione e Comune di residenza dei testimoni.

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